45mila giorni al suicidio

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Scritto il 3 apr, 2011

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Scritto il 5 gen, 2011

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Scritto il 28 nov, 2010

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Racconti

Il porcellino (una fiaba rock & roll)

Scritto il 26 giu, 2011

L’analista

Scritto il 16 gen, 2011

Grazie a Dio

Scritto il 26 set, 2010

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Vado a quel paese

Domenica 8 Marzo

Scritto il 11 mar, 2009

Prologo

Scritto il 11 mar, 2009

Prefazione

Scritto il 11 mar, 2009

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Il porcellino (una fiaba rock & roll)

Scritto il 26 giu , 2011 in Racconti lunghi, Slider

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Voto: 4.4/5
 

I.

“Che ti dicevo? È lei”.
“Non so Locusta, a me sembrano tutte uguali”.
“Dai cazzo, guarda”. Gli avvicinò lo schermo dell’iPhone a quattro centimetri dal naso, tanto che l’amico dovette indietreggiare con la testa per riuscire a mettere a fuoco.
“Il colore è diverso”
“Dio santo, Tampax…”. Fece scorrere con l’indice un paio di pagine e trovò quella nera. “Ecco, ora che ne dici?”
Tampax guardò verso la parete in fondo al locale, guardò l’immagine sull’iPhone, poi di nuovo la parete.
“Sì, viste così sembrano identiche.”
“Sono identiche, fidati”, replicò finendo la sua bottiglia di Bacardi Breezer al pompelmo.
“Dai, noi non ci capiamo un cazzo di queste cose. Magari poi viene fuori che è una riproduzione giapponese e che non vale niente.”
“Non è giapponese, idiota. Vedi che c’è anche la stessa marca impressa sopra?”
“Non so, a me sembra una stronzata. Ma poi chi te l’ha fatta questa soffiata del cazzo?”

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meno 42980

Scritto il 3 apr , 2011 in 45mila giorni al suicidio, Blog, Slider

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Voto: 4.0/5
 

Io non sono nessuno.
Quando ero piccolo, mio zio mi accompagnava a vedere i treni. Cominciavo a sentirne il rumore a duecento metri e acceleravo il passo, per non farmeli scappare. Poi nella stazione li vedevo, grandi e grossi come bufali e stridenti come mille biciclette arrugginite. E in quel momento ero felice, di quella felicità senza nome con cui tutti speriamo di avere a che fare almeno un giorno nella vita. Non credo che i treni mi piacessero più del Luna Park o di SuperPippo, tutto sommato credo che mi facessero anche una certa primordiale paura. Ma mi piacevano.
E sgranavo gli occhi come un gufo di fronte ad un improvviso rumore notturno.

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L’analista

Scritto il 16 gen , 2011 in Racconti brevi, Slider

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Voto: 3.7/5
 
Analista: “Buongiorno. Si accomodi pure”
Io: “Lei pensa che io sia pazzo vero?” dico mentre mi sdraio sul lettino.
Analista: “Non le sembra di correre un po’ troppo?” replica col suo sorriso tranquillizzante.
Io: “Se sono qui significa che lei pensa che io sia pazzo. Non c’è alcun bisogno che cominciamo la seduta per capirlo”
Analista: “Io non penso niente di nessuno, nemmeno a fine seduta.”
Io: “Impossibile. Lei è un uomo come gli altri e tutti gli uomini si fanno inevitabilmente un’opinione”
Analista: “Farmi un’opinione dei miei pazienti non fa parte del mio lavoro. Il mio lavoro è che Lei si faccia un’opinione obiettiva di se stesso. Le interessa molto ciò che gli altri pensano di Lei vero?”
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